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LA CITTA' in BREVE
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Posta in amena posizione ai piedi delle Prealpi, Vittorio Veneto si profila col verde dei suoi colli contro l'arco montuoso che protende verso il piano lo sperone del Cansiglio.
La mitezza del clima ed il fascino delle bellezze naturali ed artistiche, unite all'interesse delle memorie storiche antiche e recenti, fanno di questa città uno dei centri più suggestivi del Veneto.
Cara al ricordo degli italiani per aver dato il nome alla Vittoria nella guerra 1915-'18, la città è nata dall'unione di due antichi comuni: Serravalle, a nord, stretta con le sue belle case tra i rilievi da cui sporgono i resti delle mura e di torri, erette nel medioevo a difesa dalle invasioni barbariche, e Cèneda, a sud, in parte distesa in pianura e in parte aggrappata alle colline circostanti.
Questi due comuni, così vicini, furono dalle origini nettamente divisi e anzi, per lungo tempo, fieramente contrastanti, finché, nel 1866, quando il Veneto passò a far parte del Regno d'Italia, si unirono nel nome di Vittorio Emanuele II a formare la nuova città.
Una grande piazza, che ospita il monumento ai caduti, opera di Augusto Murer, prospiciente il palazzo comunale, e un accogliente giardino ornato di fiori e di belle fontane, formano da allora il nuovo centro di Vittorio Veneto.
Cèneda è dominata dalla mole del Castello di S.Martino, di origine longobarda, antica sede dei vescovi-conti che per secoli vi governarono e tuttora sede vescovile.
Sulla piazza Giovanni Paolo I, impreziosita da una bella fontana cinquecentesca, si fronteggiano la cattedrale, settecentesca con una torre campanaria del XIII secolo, l'elegante Loggia, un tempo Palazzo della Comunità, opera di Jacopo Sansovino, che ospita il Museo della Battaglia (una raccolta di documenti e cimeli della I guerra mondiale), e il palazzo del Seminario, sede del Museo Diocesano d'Arte Sacra.
Varie chiese di Cèneda custodiscono opere d'arte preziose, come S.Maria del Meschio, che conserva una stupenda "Annunciazione" di Andrea Previtali.
Risalendo da Cèneda verso Serravalle ecco la Pieve di S.Andrea di Bigonzo, del XIV secolo, al cui interno si possono ammirare affreschi del XV e del XVI secolo, opera di Antonello da Serravalle e Francesco da Milano.
Serravalle è uno dei centri storici meglio conservati della regione; il suo asse principale, l'antica Calgranda, è la via Martiri della Libertà, tutta porticata, fiancheggiata da bei palazzi rinascimentali.
Tra questi, assai importante è il cinquecentesco palazzo Minucci-De Carlo, oggi visitabile, che ospita raccolte di oggetti artistici, mobili, tappeti, arazzi.
Assai interessante anche l'edificio trecentesco dell'Ospedale, ora in disuso, con l'annessa chiesetta di S.Lorenzo, decorata da affreschi del primo quattrocento, attribuiti a vari maestri veneti.
Al termine di via Martiri vi è la piazza Flaminio, di grande effetto scenografico, su cui prospetta la Loggia Serravallese. Costruita nel quindicesimo secolo come sede del governo della Comunità, ospita attualmente il Museo del territorio Cenedese, che raccoglie reperti archeologici, gli stemmi dei podestà e varie opere di pittura e scultura.
Al di là della piazza, lambita dalle acque limpide del fiume Meschio e sotto lo sperone di roccia dominato dal Santuario di S.Augusta, spicca la mole del Duomo, settecentesco, il cui interno è impreziosito da una bella pala d'altare di Tiziano Vecellio.
Percorsa la ripida via Roma, si esce dall'antica porta Nord, sulla strada verso il Cadore sulla quale si affaccia la trecentesca chiesa di S.Giovanni, riccamente affrescata e con bel chiostro.
Ma l'opera d'arte più singolare si trova poco più avanti, nella chiesa di S.Giustina, ed è il monumento funebre a Rizzardo VI da Camino, un'arca in stile gotico sorretta da quattro guerrieri oranti di più antica provenienza.
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Testo fornito da A.P.T. di TV - Ufficio I.A.T. di V.V.
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